L’azienda per il Bene Comune: la storia di 5 grandi imprenditori

Quanto conta l’ispirazione per chi è alla guida di un business?
Moltissimo, soprattutto se a ispirarci è qualcuno che è sentito come particolarmente vicino a noi.

Molto più di quello professionale, infatti, a contare è spesso l’aspetto personale, capace di generare una positiva quanto straordinaria empatia. Questo accade proprio per affinità di valori, di pensiero e di cuore, oltre che di azioni intraprese.

Del resto, è proprio dal cuore – questo organo eccezionale in cui hanno sede i nostri valori più profondi e che batte ogni giorno per i nostri sogni – che tutto ha inizio, passando poi alla testa dove nascono le idee e si immaginano obiettivi fondamentali, fino a trasmettere la giusta forza alle mani attraverso azioni di grande concretezza.

Tutto questo non può prescindere dal raggiungimento di un traguardo più grande nel percorso imprenditoriale: il bene comune.

Non è forse vero che la strada è essenziale almeno quanto la meta da raggiungere?

Nel nostro nuovo articolo, abbiamo voluto raccontare i valori, le azioni e il pensiero di 5 imprenditori italiani che con il loro percorso hanno lasciato e stanno lasciando un segno importante, non solo per l’impresa, ma soprattutto per il benessere delle persone e della società intera.

 

Adriano Olivetti

La rivoluzione illuminata delle fabbriche di bene

Come riassumere il percorso e l’umanità di un imprenditore – e molto prima di una persona – come Adriano Olivetti? La frase che ci viene in mente è questa: una felicità collettiva che genera efficienza.

Le competenze tecniche e l’alto livello professionale sono certo indispensabili per portare avanti un business al meglio, ma non bastano e noi di Amajor ne siamo profondamente convinti! Il lavoro è un universo straordinario, che va arricchito con costanti stimoli e idee che possono venire dalla creatività di ciascuno, così come dalle azioni più semplici.

Come si può mettere in pratica tutto questo?

Adriano Olivetti l’ha sicuramente fatto, scegliendo un ingrediente vitale per l’impresa, quanto indispensabile. Mettendo la persona al centro.

“La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo…”.

 

 

Un costante impegno civile, oltre che imprenditoriale, e la tutela del bene sociale che riguarda tutti: questo è stato – ed è ancora oggi, grazie alla fondazione che porta il suo nome – il grande percorso di Olivetti.
Lasciare libere le persone che fanno parte dell’azienda di portare il proprio carattere, le passioni, l’indole sui luoghi di lavoro: è solo così che può migliorare l’intera l’organizzazione! Aiutarsi, farsi contaminare dalle idee e dalla forza di tutti, e allo stesso tempo rispettarsi, sempre.

Senza mai dimenticare il fondamentale dovere di creare benessere nelle imprese.

Nel 2018 il complesso di architetture industriali olivettiane di Ivrea è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale Unesco, a conferma di quell’indelebile valore di comunità e di organizzazione “spiritualmente elevata” che è il lascito più importante di Adriano Olivetti.

 

Enzo Ferrari

La forza dei sogni e la forza delle persone

Dirigente sportivo che ha cambiato la storia dell’automobilismo, pilota, imprenditore illuminato; ma anche commendatore, mago, patriarca, cavaliere: sono tanti i titoli e gli appellativi che vengono usati per descrivere Enzo Ferrari, ma quello con cui lui stesso amava definirsi era semplicemente “ingegnere meccanico” – titolo conferitogli ad honorem dall’Università di Bologna.

In un’occasione, Ferrari disse di sé: “Volevo essere un grande pilota, e non lo sono stato” – aveva infatti gareggiato con alterna fortuna dal 1921 per circa un decennio. Ma non sarà certo il solo ruolo di pilota quello con cui ricordiamo ancora oggi il creatore, nel secondo dopoguerra, della “Scuderia Ferrari”, oggi la più conosciuta squadra automobilistica di tutto il mondo: un grande imprenditore e soprattutto un grande uomo.

La vita non si è certo risparmiata nel mettergli davanti sfide importanti e complesse, soprattutto dal punto di vista umano; fra tutte, ricordiamo quella personale con la malattia dell’amato figlio Dino, affetto da distrofia muscolare.
Anche la casa automobilistica, negli anni, sarà soggetta ad alti e bassi e a crisi finanziarie dettate dalla storia e dai mercati, dalle quali tuttavia Enzo Ferrari riuscirà sempre a trovare la forza per ripartire, come l’automobilismo insegna. Una rinascita esemplare, quella del 1975 grazie al mito Niki Lauda, che riuscirà a vincere per il Cavallino ben due titoli mondiali in tre anni.

Ad Enzo Ferrari appartiene una delle citazioni più belle, che noi di Amajor amiamo ricordare anche nel nostro lavoro quotidiano:

“Non si può descrivere una passione, la si può solo vivere”.

 

 

Oggi, l’eredità di Enzo Ferrari è raccolta da una squadra unica, sempre proiettata verso il futuro, capace di confrontarsi e lavorare in sinergia per affrontare i mercati internazionali, con l’obiettivo di portare l’eccellenza italiana in ogni parte del mondo per farlo sognare. Ed è, soprattutto, un’impresa in cui “le persone sono il patrimonio più importante”.

Tra i valori aziendali, non solo quella passione che l’ha fatta nascere e che oggi continua a pulsare, permettendo di creare vere e proprie icone riconosciute a livello mondiale, ma anche una forte tradizione che unita all’innovazione dà vita a soluzioni tecnologiche uniche e all’avanguardia, senza dimenticare le persone sempre al centro, riconoscendo nel talento individuale la risorsa più grande.
È questo che rimarrà per sempre, grazie al sogno di Enzo Ferrari.

 

Michele Ferrero

Il coraggio di fare diverso dagli altri

Può una piccola pasticceria di Alba, a conduzione familiare, diventare un colosso dolciario mondiale conosciuto in tutto il mondo? Sì, se quella pasticceria si chiama Ferrero.

Michele Ferrero è stato per oltre cinquant’anni alla guida di un’azienda che avrebbe cambiato notevolmente i consumi degli italiani, e non solo, con la creazione di celebri prodotti entrati ormai di diritto fra le icone del settore.
Ma la storia di Ferrero è un esempio anche per il modello sociale che ha saputo introdurre. Tenacemente legato alla sua terra d’origine, infatti, Michele ha saputo investire per creare luoghi di lavoro capaci di valorizzare le persone e le loro potenzialità, realizzando un rapporto basato su coinvolgimento e allineamento di valori, in una comunicazione sempre aperta, in cui tutti possono sentirsi apprezzati e rispettati. Senza dimenticare la formazione continua all’interno delle organizzazioni e una grande attenzione verso la salute di tutti i collaboratori, aspetto imprescindibile, attraverso investimenti continui per garantire una gestione delle attività aziendali in completa sicurezza.

“La mia unica preoccupazione è che l’azienda sia sempre più solida e forte per garantire a tutti coloro che ci lavorano un posto sicuro.”

 

 

Definito “il genio del fare italiano”, noto per la sua proverbiale modestia, Michele Ferrero ha dato vita ad alcune tra le idee più innovative, audaci e vincenti della storia dell’imprenditoria italiana, come il cioccolato “con il liquore alla ciliegia dentro”. Altro non era, per Ferrero, che un modo per risollevare il morale degli italiani dopo le fatiche e le difficoltà del conflitto mondiale, riscaldando gli animi, portando quella nota positiva e un’idea di festa, anche nei colori e nell’eleganza del packaging fiammante, ma con un prezzo popolare accessibile a tutti.

Eccolo, il sogno: portare magia, positività, migliorare la vita delle persone attraverso qualcosa di semplice e allo stesso tempo innovativo. Questo, per Michele Ferrero, significava “fare diverso dagli altri”: avere quell’idea apparentemente folle e crederci, perché si è convinti che da quell’idea non potrà che nascere un bene più grande, destinato a tutti. Rimanendo sempre fedele a valori senza i quali, per sua stessa ammissione, nulla sarebbe stato possibile.

 

Luisa Spagnoli

Idee all’avanguardia e un grande cuore per i lavoratori

Celebre per l’elegante catena di negozi di abbigliamento che porta il suo nome, oltre che per quel Bacio che ancora oggi è simbolo del cioccolatino dedicato agli innamorati per eccellenza, Luisa Spagnoli è stata molto più che un’imprenditrice dalle idee brillanti, pionieristiche e vincenti.

Luisa è stata un’innovatrice e una delle figure imprenditoriali femminili più influenti, in un’epoca in cui il settore era completamente maschile. Non solo: la sua attenzione verso i propri dipendenti la porterà a introdurre innovazioni aziendali dal punto vista assistenziale e sociale in grado di dare una svolta importante al benessere dei lavoratori.

“La capacità di immaginare quello che ancora non c’è, questo fa la differenza.”

 

 

Basti pensare che nei difficili anni ‘40 italiani, lo stabilimento Spagnoli – che produceva capi d’abbigliamento in angora con un’attenzione particolare alla cura affettuosa dei conigli da cui veniva ricavata la lana – aveva fortemente voluto l’asilo nido aziendale, tutelando anche il diritto all’allattamento per tutte le lavoratrici che, oltre a impegnarsi ogni giorno per svolgere al meglio il proprio lavoro, avevano così la possibilità di occuparsi dei propri figli con tutto l’amore necessario.

Ancora oggi, il suo pionieristico lavoro viene portato avanti grazie al fondo di beneficenza a lei dedicato, a sostegno della sua grande opera sociale ed etica, oltre che imprenditoriale.

 

Giorgio Campagnolo

La capacità di coniugare impresa, persone e solidarietà

© F.lli Campagnolo S.p.A.

Intuizione, talento passione. Sono questi gli ingredienti che fanno vivere il sogno di un imprenditore.

Lo sa bene Giorgio Campagnolo dell’omonima impresa di sportswear, che ha inizio nel secondo dopoguerra da un semplice banco al mercato, poi diventata una piccola azienda di provincia – la Fratelli Campagnolo è nata infatti a Bassano del Grappa (VI) – fino ad arrivare, con gli anni, a rappresentare una solida realtà internazionale in costante crescita, oggi simbolo di qualità italiana in tutto il mondo.

Di recente, Giorgio Campagnolo è stato insignito del Premio imprenditori per il Bene Comune di Fondazione Cattolica Assicurazioni, per aver saputo “orientare la propria impresa al bene, realizzando opere concrete capaci di coniugare mercato e persona, profitto e solidarietà, competenze e virtù”.

Il Gruppo Campagnolo, inoltre, grazie a importanti donazioni, ha permesso la costruzione di presidi ospedalieri in Guinea, Zambia e Uganda.

 

Questo significa guardare al benessere sociale di tutti, oggi e domani, ricordandosi che, molto prima di essere imprenditori, si è persone. Ed è proprio per le persone – all’interno delle imprese così come nella società intera – che è necessario operare, più che mai in questo momento storico.
Solo così, tutti insieme, sarà possibile raggiungere quel sogno che ha fatto nascere le aziende e che le rende forti, sane, in crescita.

Non va mai dimenticato, infatti, che il bene comune porta in sé una ricchezza tangibile, duratura, inscalfibile, proprio in virtù di una profonda e proficua condivisione di valori e di obiettivi, mettendo sempre le persone al centro, la vera forza di un’impresa.

Speriamo che le storie di questi cinque imprenditori ti siano state di ispirazione nel viaggio verso la conquista del tuo sogno. In qualità di imprenditore, certo, ma soprattutto come persona.

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